Vincenzo Montella. L'aeroplanino. Top Gun. Oppure semplicemente Vincenzo Montella. Centravanti anomalo, vista la sua statura, ma unico nel suo genere. Tecnico, dotato di un piglio da vero bomber, con colpi sopraffini capaci di infiammare tifoserie intere.
La sua storia nasce in quel di Pomigliano d'Arco, tra i vicoli e i campetti di un paesino in cui il calcio viveva sentimenti veri, in cui il calcio era lo svago numero uno. Nasce cosi la sua storia ricca di talento. Talmente tanto da portarlo via da casa, direzione Empoli, già a dodici anni. E' un nuovo capitolo della sua vita, quella da calciatore e quella da futuro uomo. Vincenzo Montella ad Empoli apprezza la mentalità della società e dei compagni, cresce mettendo a disposizione dei suoi allenatori tutto il suo bagaglio e impara molto. I miglioramenti sono incredibili e il 6 giugno del 1991 le porte del professionisimo si aprirono nell'allora serie C1: Empoli-Varese ultima giornata di quella stagione.
L'anno dopo con in panchina Francesco Guidolin arrivarono sette presenze e quattro reti. Montella a 17 anni inizia a far intravedere la sua bravura anche tra i professionisti e la prima rete arrivò il 10 maggio 1992 nel pareggio per 1 a 1 contro l'Arezzo nel derby. La strada sembra spianata per lui, arrivato alle orecchie e osservato dagli occhi di molti addetti ai lavori. Montella può essere il futuro ma nel 1992, contro l'Alessandria, la rottura di tibia e perone mettono ko per la prima volta l'aeroplanino. Quasi otto mesi di calvario e poi il ritorno in campo, tra lo stupore di chi lo aveva dato per spacciato. Ma non fu l'ultimo stop perchè prima dell'inizio della stagione 1993-1994 gli viene diagnosticata un'infezione virale che avrebbe potuto compromettere il suo battito cardiaco. E dopo una stagione passata per ospedali ecco il rientro a pieno regime nel 1994. Trenta presenze e 17 reti. Il primo vero bottino importante di Vincenzo Montella. Il mercato intanto impazza e lui, corteggiato da molte squadre, sceglie il Genoa allenato da Gigi Radice.
L'avventura con il Grifo inizia con molte speranze. Montella si cimenta in un campionato nuovo, la serie B, e lo fa con una disinvoltura impressionante. 34 partite, 21 reti. Un record per lui. Il suo primo record. Ed è qui, in questa stagione, che nasce la leggenda del numero 9 che vola ogni volta che fa gol. L'aeroplanino nasce al "Ferraris" davanti al pubblico rossoblù, come lui racconta nella sua biografia: "Avevo segnato quattro gol nelle prime quattro partite, ero diventato il capocannoniere di Serie B. Ma l’allenatore mi mise in panchina per alcune gare, senza capire il perché. Rientrai contro il Cesena e andai in gol. A quel punto non capivo più niente tale era l’emozione, mi sembrava di stare in volo. E allora decisi di allargare le braccia e mimare una planata".
Ma Genova, o meglio il Genoa, non era la sua casa. Lo decise l'Empoli che riscattò metà del suo cartellino girandolo poi alla Sampdoria. Il trasferimento scioccò l'intera città, Lanterna compresa. Montella era il nuovo terminale offensivo accanto a Roberto Mancini. Lo volle Sven Goran Eriksson che lo lanciò immediatamente accanto al genio numero 10. E se la partita d'esordio contro il Perugia in casa servì come approccio, quella della seconda, all'Olimpico, contro la Roma, guarda caso, servì per far conoscere all'Italia il centravanti campano. 4 a 1 a Roma, con una sua doppietta. I primi gol in serie A. Alla fine saranno 22, altro record. Maggiore di quello della serie cadetta. L'anno dopo, considerando il travagliato passaggio di panchina da Menotti a Boskov, si ripetè con altre venti reti prima di essere bloccato da un infortunio che ne compromise la stagione successiva. Appena 12 le reti nel 1998-1999, in un anno in cui si alternarono sulla panchina doriana Luciano Spalletti, David Platt e poi ancora Luciano Spalletti. Fu l'addio alla serie A per la Samp e che dovette piangere anche l'addio di Montella.
Arriva infatti la Roma sul giocatore. Zdenek Zeman, al termine del campionato '98-99 decise di chiedere al presidente Sensi il bomber di Pomigliano. E il presidente, con uno sforzo economico di 40 miliardi, portò il centravanti a Roma. Ma in panchina non c'era più Zeman. Esonerato frettolosamente da Franco Sensi fu sostituito da Fabio Capello. Con lui al timone, nel 1999-2000, la Roma centrò il sesto posto e Vincenzo realizzò 18 reti. Tra le più importanti quelle nei due derby con la Lazio. Tre reti in due partite che lo fecero entrare nel cuore dei tifosi romanisti. Il rapporto con Capello però non era dei migliori e, specialmente nel 2000-2001, arrivarono parecchi contrasti, soprattutto per la presenza del nuovo centravanti: Gabriel Omar Batistuta. Ma la professionalità del giocatore è immensa e lui, nell'anno del tricolore, da una grossa mano alla squadra soprattutto nel girone di ritorno. Delle 13 reti segnate infatti ben 11 arrivano nel girone di ritorno. In quell'anno i guizzi di Torino contro la Juventus, contro l'Atalanta in casa, contro il Milan all'Olimpico e infine nell'ultima giornata contro il Parma rappresentarono le gemme più belle di un campionato fantastico.
Gli anni successivi portarono una Supercoppa Italiana, cui contribuì con uno splendido sinistro contro la Fiorentina. Arrivò anche l'esordio in Champions League reso magistrale dalla splendida rete in casa contro il Barcellona. Altre 13 reti in campionato, corrisposte alle 19 presenze. Ma è nel derby del 10 marzo 2002 che diventò per una notte il Re di una città. 5 a 1 alla Lazio e quatrna personale che lo consacrarono definitivamente facendo sorridere anche Capello. Poi altre due stagioni più flebili con 9 e 5 reti, contraddistinte da infortuni vari.
L'addio di Capello poi avvenne di pari passo alla crisi finanziaria giallorossa. Era il 2004/2005 l'anno delle cessioni illustri e dei quattro allenatori. Vincenzo Montella, tornato a pieno regime dall'infortunio, realizzò ben 21 gol tornando ad essere il centravanti di sempre.
Nel 2005 però l'arrivo di Spalletti, e del suo modulo, il 4-2-3-1, misero ko l'attaccante che non riusciva ad entrare negli schemi. Cosi la fuga verso Londra in prestito, sponda Fulham, servì per fare un'esperienza nuova. Poi il ritorno, sempre in prestito a Genova, nella sua casa chiamata Sampdoria, dove riuscì a mettere il sigillo 4 volte in 12 presenze.
Infine il ritorno a Roma, senza quella maglia numero 9. Per la prima volta nella Capitale Vincenzo indossa una maglia diversa, la 23. E' una stagione amara per tutti. Che termina per lui senza reti.
Ed ora il ritiro. Quasi non ci si crede, pensandoci bene. Questo ragazzo di Pomigliano amato dalla Curva Sud e da tutta la Roma giallorossa, arrivò senza far rumore. Piccolo e timido come non mai rispose senza mai fiatare ad uno stadio e ad una tifoseria bella quanto importante. E' vero che i calciatori vanno e vengono ma qui a Roma il sentimento verso chi ha onorato sempre la maglia è un fattore chiave per non far dimenticare mai chi è stato un Re dell'area di rigore come è lui. E chissà cosa avrà mai pensato al Circo Massimo quando quel milione e passa di persone gli cantava un motivetto che lo implorava a restare in giallorosso.
Conclude la sua carriera con la bellezza di 141 reti in 288 presenze. Emozioni uniche date e restituite che lo hanno fatto diventare chi è ora nei nostri cuori. Top Gun, o semplicemente Vincenzo Montella.
Grazie Vincenzo, Roma non ti dimenticherà mai...
E lo storico derby...
A cura di Roberto Rapaglià - www.centrosuonosport.it -


